CONCLUSO CONVEGNO CASTEL DI SANGRO

 

Si è concluso oggi a Castel di Sangro il convegno di formazione quadri che ha coinvolto i responsabili regionali del Fronte Monarchico Giovanile. Nei tre giorni i giovani hanno avuto modo di affrontare le questioni relative alla struttura nazionale, riflessioni su come procedere per meglio raggiungere gli obiettivi preposti. Nella giornata di sabato un preparatissimo parterre di relatori ha snocciolato anche le tematiche più ostiche, affrontando l'operato dell'Unione Monarchica tra passato presente e futuro. Proprio quest'ultimo è stato il protagonista di questi giorni; si è parlato di futuro monarchico, di come portare avanti la Causa che instancabilmente i sostenitori della Corona, riuniti sotto la sigla dell'Unione Monarchica Italiana, portano avanti dal 1944, allora a fianco del Re Umberto II. Grande spazio è stato dato alla situazione attuale del nostro Paese, analizzando il quadro politico e la situazione economica, senza tralasciare le questioni più importanti in ambito ambientale. I giovani monarchici si riuniscono e riflettono insieme per il bene della nostra Patria, son determinati e preparati ad occuparsi delle questioni che quotidianamente affliggono la nostra Nazione, insieme pensano e progettano un futuro migliore convinti che il domani sarà determinato principalmente dall'operato dei giovani di oggi. I monarchici progettano un futuro comune, quel futuro che possa esser degno di un Paese come il nostro e che risulti essere sano e forte proprio come avrebbe desiderato il nostro ultimo Sovrano.


Amedeo de Dominicis
Segretario Nazionale F.M.G.
Castel di Sangro, 19 Giugno 2011

 
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FRONTE MONARCHICO GIOVANILE E L'UFFICIO DI PRESIDENZA

Giovedì 5 maggio 2011 si sono riuniti, presso la sede di Roma, il Coordinamento nazionale del Fronte Monarchico Giovanile (F.M.G.) e l'Ufficio di Presidenza U.M.I. per discutere di tematiche inerenti alla formazione dei giovani monarchici, futura classe dirigente. Si è parlato altresì dell'organizzazione di raduno dei giovani del F.M.G. a Roma nei mesi autunnali. L'incontro si è tenuto, approfittando della presenza del Presidente U.M.I. Alessandro Sacchi e del Segretario Sergio Boschiero, a lato della tradizionale riunione che tutti i giovedì pomeriggio il F.M.G. tiene presso la sede di via Riccardo Grazioli Lante.

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RIUNITO A ROMA IL COORDINAMENTO NAZIONALE DEL FRONTE MONARCHICO GIOVANILE

 

Roma, 24 Marzo 2011 – Si è riunito presso la sede nazionale di via Riccardo Grazioli Lante il Coordinamento Nazionale del Fronte Monarchico Giovanile dell'U.M.I. che ha discusso e pianificato il programma d'azione e il calendario dei prossimi eventi, in accordo con il Presidente nazionale Alessandro Sacchi e il Segretario nazionale Sergio Boschiero.
Nell'ambito della prosecuzione delle celebrazioni del 150° del Regno d'Italia, iniziate ufficialmente con la grande manifestazione del 19 marzo a Roma, i giovani monarchici, guidati da Amedeo de Dominicis si impegnano a essere presenti sul territorio e hanno programmato una giornata di studi formativa, mirata alla preparazione dei giovani del F.M.G..

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I PRINCIPI SABAUDI ALLA
CELEBRAZIONE UFFICIALE DEL 150° PROMOSSA DALL'U.M.I.

L'Unione Monarchica Italiana e la Consulta dei Senatori del Regno hanno organizzato per sabato 19 Marzo 2011, in occasione del 150° anniversario della Proclamazione del Regno d'Italia, una manifestazione per celebrare in Roma questa importante ricorrenza.

L'evento si terrà a Palazzo Valentini, presso la Sala consiliare della Provincia di Roma, nella centralissima via IV Novembre, a pochi passi dall'Altare della Patria.

Presenzieranno le LL.AA.RR. i Principi Amedeo e Silvia di Savoia, Duchi d'Aosta, Aimone di Savoia, Duca delle Puglie e Maria Gabriella di Savoia, figlia del Re Umberto II.

 

alla presenza delle LL.AA.RR. i Principi
Amedeo e Silvia di Savoia, Duchi d'Aosta
Aimone di Savoia, Duca delle Puglie
Maria Gabriella di Savoia

 

 

 

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NOZZE REALI: AIMONE E OLGA DI SAVOIA

Pubblichiamo alcune foto delle nozze fra S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca delle Puglie e Duca d'Aosta e S.A.R. la Principessa Olga di Grecia, celebrate sabato 27 Settembre 2008, nel corso di una suggestiva cerimonia religiosa officiata dall'Archimandrita della Chiesa Diasozousa di Patmos, in Grecia.
Le foto sono di proprietà dell'Agenzia di stampa svedese IBL Bildbyrå

Centinaia di persone, anche turisti italiani, hanno acclamato gli sposi ed i reali invitati: S.M. la Regina Sofia di Spagna, le LL.MM. il Re Costantino e la Regina Anna Maria di Grecia, i genitori dello sposo S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia e S.A.R. la Principessa Claudia di Francia, i genitori della sposa S.A.R. il Principe Michele di Grecia con la consorte S.A.R la Principessa Marina, S.A.R. la Principessa Silvia di Savoia, S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, S.A.R. la Principessa Bianca di Savoia-Aosta con il marito Conte Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga ed i figli Viola, Vera, Mafalda, Maddalena e Leonardo, S.A.R. la Principessa Mafalda di Savoia-Aosta con il marito Francesco Lombardo ed i figli Anna, Carlo e Chiara, S.A.R. la Principessa Irene di Grecia, S.A.R. la Principessa Alessandra di Grecia, le LL.AA.RR. i Principi Casimiro di Borbone delle due Sicilie con la Consorte Maria Cristina di Savoia-Aosta, figlia dell'Eroe dell'Amba Alagi.
Tanti messaggi augurali e fiori dall'Italia e dalla Grecia.
Il Presidente nazionale dell'U.M.I. Gian Nicola Amoretti e il Segretario nazionale Sergio Boschiero hanno telefonato agli sposi, esprimendo la gioia e il fervido augurio dei monarchici italiani.

Il comunicato della Consulta dei Senatori del Regno

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LA LEZIONE DI GIOLITTI

Lunedì 27 ottobre, alle ore 15, il Consiglio Provinciale di Cuneo ha ricordato Giovanni Giolitti nell’80° della morte. Ne ha molti motivi. Consigliere provinciale per il mandamento di Caraglio dal 1885 al 1920, poi per quello di Prazzo e San Damiano Macra, Giolitti fu presidente del Consiglio Provinciale dal 1905 al dicembre 1925, quando rassegnò le dimissioni da Presidente e consigliere in circostanze drammatiche.
L'apertura dei lavori ha visto la partecipazione dello storico Aldo A. Mola, biografo di Giolitti e autore della Storia dell’Amministrazione provinciale di Cuneo dal 1859 al 1925 (Torino, 1971).
Pubblichiamo un resoconto del suo intervento.

 

 

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GIOVANNI GIOLITTI PER LA DEMOCRAZIA E LA PACE (1908-1928). UN BILANCIO CRITICO


di Aldo A. Mola
Dal 1908 Giovanni Giolitti (Mondovì,1842-Cavour,1928), per la terza volta presidente del Consiglio dei ministri (1906-1909), ebbe chiaro che la crescita civile della Nuova Italia era strettamente connessa alla pace europea, minacciata da nazionalismi e ideologie rivoluzionarie (tensione franco-germanica, esasperazione degl’imperialismi, annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria, guerra russo-giapponese, confronto russo-inglese per il dominio sull’Afghanistan ...). Giolitti mirò a conciliare la lealtà ai patti esistenti (la Triplice Alleanza con Germania e Austria-Ungheria) con nuovi accordi (trattato con l’Impero russo, firmato a Racconigi, nell’ottobre 1909), l’amicizia “alla pari” con la Francia e quella, mai messa in discussione, con la Gran Bretagna. In quest’ottica nel 1911 il Quarto governo Giolitti (1911-1914) dichiarò la sovranità italiana sulla Libia: un rischio calcolato per pacificare il Mediterraneo mentre l’Impero turco-ottomano crollava nel groviglio delle guerre balcaniche.
Giolitti bilanciò l’attivismo in politica estera, che conosceva a fondo, con il riconoscimento del diritto di voto a tutti i maschi e profonde riforme: istruzione, beni culturali, sanità, statizzazione delle assicurazioni sulla vita, tutela degli emigranti, intervento di governo e amministrazioni locali a sostegno dei bisognosi, leggi speciali per regioni arretrate, specialmente nel Mezzogiorno, tutela delle acque, ecc.
Monarchico, liberale e fiducioso nella ragionevolezza della politica Giolitti non colse l’ascesa dell’irrazionalismo (nazionalisti, futuristi, militaristi, socialrivoluzionari, anarchici...). La conflagrazione europea dell’agosto 1914 lo colse impreparato. Invano cercò di arrestare la corsa verso l’intervento. Si chiuse a Cavour (come già nel 1893), ma da presidente del Consiglio provinciale di Cuneo lanciò messaggi forti all’Italia in vista del dopoguerra. Occorreva affidare la pace ai Parlamenti, espressione diretta dei popoli, chiamati a decidere le sorti dell’umanità.
Una quinta volta a capo del governo tra il 1920 e il 1921 Giolitti fu l’unico statista italiano a comprendere a fondo e a cercar di fronteggiare le dimensioni della crisi di civiltà dalle quali scaturirono i regimi totalitari e autoritari (comunismo, fascismo, nazionalsocialismo...).
Rispose con nuove grandi riforme, parte attuate, parte lasciate in eredità ai governi seguenti (compartecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, nominatività dei titoli azionari, assegnazione ai contadini nullatenenti di terre incolte...; leggi sull’obbligo dell’istruzione e sulla cittadinanza).
Iscritto al gruppo parlamentare della Democrazia liberale, rieletto deputato nell’aprile 1924 con Marcello Soleri ed Egidio Fazio, Giolitti tentò l’unica via per sostituire il governo Mussolini, facendo prevalere alla Camera la maggioranza parlamentare moderata all’epoca ancora esistente, ma non ebbe seguito. Socialisti, popolari e repubblicani preferirono astenersi dall’Aula: una scelta politicamente suicida.
Rifiutato il baratto tra presidenza del Consiglio provinciale e tessera del Partito nazionale fascista e rivendicata la propria coerenza di liberale, dal dicembre 1925, pressoché isolato a Cavour, avvertì che l’Europa, incapace di federarsi, preda degli egoismi nazionali, andava alla deriva verso una nuova grande guerra. Poco prima di morire respinse alla Camera la riforma della legge elettorale che abolì la libertà di scelta tra candidati.
Giolitti insegnò che la pace interna e internazionale non è un “dono”: essa si fonda sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, basata su informazione e dedizione di ciascuna persona agl’interessi generali permanenti del proprio Paese e dell’umanità.

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SUCCESSO A NOTO PER LA COMMEMORAZIONE DEL 90° DELLA VITTORIA

La suggestiva ed elegante cornice del Teatro Comunale di Noto, eretto in un trionfo architettonico neoclassico nel 1862 e dedicato a Vittorio Emanuele II nel 1878, ha visto celebrare il convegno per il 90° anniversario della Vittoria, promosso dall’Istituto del NASTRO AZZURRO DECORATI AL VALOR MILITARE, dall’ Istituto Naz. GUARDIE D’ONORE REALI TOMBE PANTHEON e dal Comune siciliano. L’evento, patrocinato dalla Provincia Regionale di Siracusa, dalla Croce Rossa Italiana di Siracusa, dall’Istituto per la Storia del Risorgimento e dall’U.M.I., ha avuto particolarmente successo per l’afflusso del numeroso e qualificato pubblico, proveniente da tutta la Sicilia, che ha gremito la platea e i palchi, e l’adesione dell’Assemblea Regionale Siciliana, dei Comuni e delle Autorità Militari della provincia. L’ingresso dei gonfaloni dei Comuni e dei labari delle associazioni combattentistiche e d’arma, al suono dell’inno nazionale, ha principiato la solennemanifestazione, continuata dopo gli onori ai Caduti e la lettura della motivazione della M.O.V.M al Milite Ignoto con i saluti dell’On. Prof. Vincenzo Vinciullo, deputato di Siracusa all’Assemblea Regionale Siciliana, in rappresentanza del Presidente On. Cascio, del Sindaco del Comune di Noto, Avv. Corrado Valvo, del Rev. Mons. Guccione, Vicario Generale della Diocesi, in rappresentanza di S.E. Mons. Crociata, Amministratore Apostolico della Diocesi e neo Segretario della CEI, e dell’Avv. Francesco Atanasio, che ha dato lettura del messaggio inviato dal Ministro della Difesa, On.La Russa. Ripetutamente applauditi gli interventi del Comandante Ugo d’Atri, Presidente delle GG.OO. e di Sergio Boschiero, Segretario nazionale dell’U.M.I., che hanno celebrato ufficialmente l’evento. Un suggestivo filmato, curato dalla Sezione U.M.I. di Noto, con immagini del Re Soldato, di Trieste liberata e della visita dei Principi Umberto e Maria Josè a Noto nel 1933, ha concluso l’evento, suggellatosi con l’omaggio agli intervenuti della ristampa anastatica del volume edito nel 1938 dal Ministero della Guerra per il Ventennale della Vittoria curata dalla Delegazione delle GG.OO e dal Comitato U.M.I di Siracusa.
SEGUIRA' AMPIO SERVIZIO FOTOGRAFICO

 
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NELLE LIBRERIE IL NUOVO LIBRO DI FISICHELLA
UN'ATTENTA ANALISI DEL FEDERALISMO

Se in Svizzera, Germania, Stati Uniti il federalismo, sia pure variamente configurato, ha avuto ed ha un ruolo aggregante, applicato all’Italia tale forma istituzionale si sta realizzando in una logica disgregante, contraria sia alla storia nazionale, sia alle esigenze del tempo presente e ancor più alle necessità del futuro. La coerenza istituzionale della nazione e la sua coesione interna, infatti, sono assolutamente indispensabili per l’impegno nel contesto europeo e globale, se vogliamo agire, competere e cooperare da protagonisti. Questo libro analizza i passaggi di un percorso dissolutivo che minaccia di riportare l’Italia alla condizione di espressione geografica.
Domenico Fisichella, senatore per quattro legislature, ministro per i Beni culturali e ambientali, vicepresidente del Senato per dieci anni, professore ordinario di Dottrina dello Stato e di Scienza della Politica nelle Università di Firenze e Roma “La Sapienza”, è autore di numerosi studi tradotti in varie lingue. I suoi libri più recenti sono: Totalitarismo. Un regime del nostro tempo (Carocci 2002), Denaro e democrazia. Dall’antica Grecia all’economia globale (Il Mulino 2005), Joseph de Maistre pensatore europeo (Laterza 2005), La democrazia contro la realtà. Il pensiero politico di Charles Maurras (Carocci 2006), Crisi della politica e governo dei produttori (Carocci 2007), Alla ricerca della sovranità. Sicurezza e libertà in Thomas Hobbes (Carocci 2008).

Domenico Fisichella,“La questione nazionale”.
Per una critica del federalismo

EDITORIALE PANTHEON - Collana “Interventi”
pp.112, Euro 7,00
ISBN 88-7434-061-3

 
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COME L’AMBASCIATA D’ITALIA A LISBONA SI COMPORTÒ CON IL RE ESULE

Abbiamo scoperto questa lettera di Montanelli su una prima pagina del settimanale “Candido”, diretto da Giovannino Guareschi: si tratta del n. 2 dell’ 11 Gennaio I948.
La lettera ci illumina il Montanelli che abbiamo sempre ammirato, grande italiano e monarchico come rimase fino alla morte. Tanto per Guareschi quanto per Montanelli, a proposito della loro fede monarchica, il regime repubblicano ha sempre usato il silenziatore; giornali, pubblicazioni e trasmissioni televisive li hanno sempre definiti "conservatori".
La parola monarchico, riferita a personaggi di grande livello morale e intellettuale, andava taciuta, epurata, censurata. Ogni regime ha i suoi lacchè e da noi, ai primi vagiti, già esistevano.
Ricordiamo con orgoglio che Indro Montanelli è stato Consigliere nazionale dell'U.M.I..

Cari Amici,
poiché il vostro è l'unico giornale in cui sia consentito a un monarchico come me di scrivere la parola Re con la R maiuscola - diritto riconosciutomi perfino dalla Costituzione testè approvata - permettetemi di segnalarvi quanto segue:
Qui a Lisbona c'è un Ministro d'ltalia che, tanto per non fare nomi, si chiama Grossardi: il quale tempo fa, avendo saputo che alcuni salesiani nostri compatrioti avevano invitato Umberto II a una piccola festa per i ragazzi del loro collegio, li mandò a chiamare e tolse loro il passaporto. “Nenni mi ha mandato qui a ripulire la stalla”, rispose a chi avanzava qualche dubbio sulla correttezza di un tale procedimento. Poco dopo il viceaddetto aeronautico Cap. Moschino, dovendosi recare in Italia, fece sapere al Re che volentieri gli avrebbe portato della posta, Il Re lo ringraziò e scrisse a un suo corrispondente di Roma di affidare pure le lettere al suddetto Capitano, se aveva da mandarne. Così fu fatto.
Il Cap. Moschino giunse a Lisbona con una trentina di lettere, che furono immediatamente sequestrate dal Ministro Grossardi, aperte e mai più consegnate al destinatario.
Queste cose non mi sono state raccontatc dal Re, dal quale sono stato e mi sono trattenuto a lungo proprio l'antivigilia della morte di Suo Padre. Me le hanno raccontate, con orrore, gli italiani di Lisbona, alcuni dei quali sono repubblicani (ma galantuomini bene educati) e con ancora più orrore i portoghesi, i quali si affrettarono a far sapere al governo di Roma che, sin quando Umberto era ospite di casa loro, non avrebbero consentito a nessuno, italiano o non italiano, ministro o non ministro, di mancargli di rispetto.
Il Ministro Grossardi fu una fervida camicia nera del ventennio. Nulla di male, visto che camicie nere, più o meno fervide, nel ventennio lo siamo stati tutti o quasi tutti. Nulla di male nemmeno che a un certo punto egli abbia sostituito alla cimice littoria quella socialista.
Il guaio comincia dal momento in cui, come conseguenza di quanto sopra, egli si credette in dovere di cambiare il cilindro che, come rappresentante di Sua Maestà, portava idealmente in capo, col basco suggeritogli dal nuovo gerarca di palazzo Chigi, Pietro Nenni, e di intonare a quell’arnese di dubbio gusto tutto il suo nuovo modo di essere e di comportarsi. Perché se la morale politica può anche consentire a un monarchico di diventare repubblicano, la morale comune vieta a chiunque di aprire la posta altrui. Né credo che ci sia qualcuno, fra i contribuenti italiani monarchici o repubblicani che siano, disposto a pagare un ministro quarantamila "escudos" al mese, cioè la bellezza di un milione di lire, per assolvere il modesto compito di ritirare il passaporto a dei padri salesiani e di rubare le lettere a un Re esiliato, la cui assoluta correttezza è riconosciuta dai suoi
stessi avversari. Ma soprattutto penso che non ci sia nessun italiano felice di sapere che un loro Ministro si è fatto deplorare per villania dal governo straniero presso il quale egli si trova accreditato a rappresentare non solo i nostri interessi, ma anche il nostro buon nome di persone civili.
Grossardi ora è stato silurato, e questa lettera potrebbe quindi sembrare pleonastica.
Senonché egli ha annunciato che, rientrando in Italia, si presenterà alle elezioni nella lista dei nenniani. È il suo posto.
E ora un'altra cosuccia. Nel lungo colloquio che ebbi col Re, Egli mi domandò di varie cose d'ltalia, fra cui anche dei fatti di Milano. E disse a un certo punto con ammirevole ingenuità: “Me ne dispiace proprio per Troilo, che è una così brava persona. Lo conobbi mentre combatteva con la sua “Maiella” ed era un bravo soldato. Anzi ricordo che mi scrisse una nobilissima lettera per dirmi che la Medaglia d'Oro lui non avrebbe potuto accettarla che dalle mani “del suo Re”. A questo punto non ebbi più il coraggio di dire a Sua Maestà che la defenestrazione di Troilo era stata interpretata dalle sinistre milanesi come un oltraggio alla repubblica e al suo più fedede paladino.
Vedete un pò quante cose si vengono a sapere sull'Italia, quando si va fuori d’Italia.
Indro Montanelli

 
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INVITO A PRANZO CON RE E PRINCIPI DI CASA SAVOIA
Dopo la fine della monarchia, aperte al pubblico le cucine storiche di Palazzo Reale a Torino

(Torino, Palazzo Reale) - Nei piani superiori del palazzo, la magnificenza della vita di Corte; in quelli inferiori, la perfetta macchina delle cucine: con questa azzeccata definizione Daniela Biancolini, direttore di Palazzo Reale, insieme al direttore regionale, Liliana Pittarello e al presidente della Consulta dei beni culturali, Lodovico Passerin d’Entrèves, ha presentato la nuova tappa di recupero della grande dimora dei Re sabaudi: le cucine storiche, ovvero 15 sale con ghiacciaie, cantina e dispense destinate ai cuochi di re Vittorio Emanuele III e della regina Elena e quelli dei principi di Piemonte Umberto e Maria José.
Situate nei sotterranei dell’ala di levante del palazzo, da quando i Savoia avevano lasciato l’Italia erano in totale stato di abbandono, un “non luogo” con cataste di sedie, mobili, addirittura una betoniera fuoriuso. Grazie ai fondi arrivati dal Ministero dei Beni Culturali dopo l’incendo del 1997, alla sinergia con la benemerita Consulta per la valorizzazione dei beni artistici di Torino, dopo due anni di intenso lavoro di restauro con una spesa di circa 850mila euro, gli ambienti sono animati di nuova vita: il visitatore può ammirare forni, spiedi, montacarichi, oltre all’imponente dotazione del servizio di “bocca”. Pensate sono conservati ben 1500 utensili in rame.
Come e cosa mangiavano i re? Il calendario della cucina era diviso in 224 giorni di “grasso” e 141 di “magro”: una vera e propria dieta descritta nei pochi documenti ritrovati: carne, lardo, grasso, “butirro”, pernici, “ova”, limoni e citroni. Le carni venivano insaporite con “speciarie” come cannella, garofani, pepe, pignoli… Sottolinea Daniela Biancolini: «Le fonti archivistiche sul palazzo citano espressamente le cucine di Corte dalla fine del XVI secolo, testimoniando le iniziative edilizie e di arredo e segnando le stagioni di maggiore fervore costruttivo: gli anni centrali del Seicento, la seconda metà del Settecento e il periodo napoleonico, quando le manutenzioni e le forniture vengono commissionate per la maison de l’Empereur e pour l’usage de la Cuisine francaise. Con il ritorno dei Savoia i locali di lavoro, così come le sale di rappresentanza, vengono revisionati, compresa la Reale Cucina, la “piccola cucina a levante dell’Appartamento delle Principesse” e la “cantina del vino della Reale Famiglia”. L’ascesa al trono di Carlo Alberto e la ventata di rinnovamento che lo accompagna arriva anche nelle cucine, affidate al capo cuoco Domenico Gromont con l’aiuto, fra gli altri, di Giovanni Vialardi, che raccoglierà le ricette di Corte raggiungendo la fama.
Durante il regno di Vittorio Emanuele II viene registrato il “traslocamento” delle cucine daisotterranei del padiglione nord-est a quelli del padiglione nord-ovest aggiungendo in realtà un’ulteriore locale per la cottura dei cibi agli ambienti già esistenti; viene inoltre realizzata la nuova bottiglieria dotata di scaffali in legno, ancora conservata. L’ultima fase di interventi coincide con l’ultima fase di vita del Palazzo come residenza sabauda: nuovi, moderni forni, ghiacciaie, spiedi, montacarichi vanno ad aggiungersi alla già imponente dotazione di strutture a servizio della tavola dei sovrani, tra cui 1500 utensili in rame. Oltre ai locali per la cottura dei cibi, vi sono due ghiacciaie, una sala per la distribuzione dei cibi, un locale per il lavaggio delle stoviglie e una cantina per i vini. In questa veste le cucine sono giunte sino a noi, conservate in stato di leggibilità malgrado inevitabili attacchi del tempo e il più triste disinteresse degli uomini, che nella seconda metà del Novecento le avevano ridotte a magazzino. Quindici sale articolate tra cucina del re (Vittorio Emanuele III) e un’altra a specifico uso del suo erede, il Principe di Piemonte Umberto (futuro Umberto II), la cui presenza a Palazzo tra il 1925 e il 1932 ha costituito il fil rouge per il restauro e la presentazione dei locali che state per visitare».
Dalle cucine si sale all’appartemento di Madama Felicita, dove la contessa Consolata Beraurdo di Pralormo ha curato uno splendido allestimento con ricche suppellettili della sala da pranzo, del salottino della cioccolata e della stanza della prima colazione, degno coranamento del percorso nelle cucine reali, visitabile fino all’8 gennaio 2009 (mart-dom. 8,30-19,30, info 331-3912631).
Vittorio G. Cardinali

 
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L'ARALDO DI BIELLA SETTEMBRE-OTTOBRE 2008

E' uscito il numero di Settembrre-Ottobre dell'Araldo di Biella, il foglio informativo del Coordinamento Provinciale dell'U.M.I., curato da Alberto Conterio.
In questo numero: 8 settembre, ancora demagogia; commemorazione di S.M. il Re Umberto II; l'operato di S.M. il Re Vittorio Emanuele III; Federalismo ad personam; la crisi dei mutui e molto altro ancora!
Per riceverne una copia inviate la richiesta all'indirizzo e-mail umi.araldobiella@hotmail.it
Per ulteriori informazioni www.biellamonarchica.it

 
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NUOVA SEZIONE DEL SITO: BIBLIOGRAFIA MONARCHICA

L’Unione Monarchica Italiana mette a disposizione di coloro che consultano questo sito un elenco di pubblicazioni, opera di studiosi seri e preparati, spesso autentiche celebrità, che trattano dell’Istituto monarchico sotto vari profili.
L’elenco riunisce volumi sia di recente pubblicazione, rintracciabili nelle migliori librerie, sia libri risalenti nel tempo, rintracciabili comunque nelle migliori biblioteche pubbliche o presso librerie antiquarie. Potranno essere indicati anche articoli di riviste o di giornali, senza limite di data (in quanto reperibili nelle emeroteche), aventi il suddetto argomento e con le caratteristiche della serietà. Insomma ogni pubblicazione che tratti della Monarchia o dei suoi membri o di personaggi ad essa legati.
Si ritiene di fornire così agli utenti un’ampia e corretta bibliografia monarchica priva di errori, di malevolenze e di pettegolezzi, composta di opere scritte sine ira et studio.
L’elenco viene arricchito da tutti coloro che vorranno segnalare ulteriori pubblicazioni aventi le caratteristiche sopra indicate. Sono quindi esclusi libri e stampati in genere, di pettegolezzi o denigratori. Ai collaboratori va fin d’ora il nostro ringraziamento.
I contributori dovranno -per uniformità- naturalmente utilizzare nell’inserimento dei titoli le modalità grafiche già usate (punteggiatura, spazi, maiuscole, virgolettato, ecc).


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LA REGINA ELISABETTA IN VISITA ALLA SEDE LONDINESE DI GOOGLE

Alla coppia reale mostrate tutte le più moderne tecnologie del web.
La passione per la tecnologia della sovrana inglese la conduce anche, accompagnata dal principe Filippo, negli uffici londinesi del noto motore di ricerca che per l'occasione ha creato una speciale versione on line.
Londra, 16 ott. - (Adnkronos) - Le piace comunicare via e-mail, si è rivolta ai suoi sudditi attraverso Youtube, ha un suo sito web, un telefonino ed un canale televisivo reale. Considerata questa passione per la tecnologia, la regina Elisabetta non poteva non visitare la sede britannica di Google, il più noto motore di ricerca per gli internauti.
E la società ha risposto alla visita di cortesia fatta dalla regina e dal marito, il principe Filippo, creando una versione speciale della pagina britannica di google, dove la seconda 'g' e' stata stilizzata in modo da raffigurare la testa della regina, mentre sulla 'e' viene posta la corona (nella foto).
Nel corso della visita, alla coppia reale sono state mostrate tutte le più moderne tecnologie del web ed ha incontrato alcuni utenti del sito web di YouTube, tra cui l'81enne Peter Oakley, noto come "Geriatric1927".

 
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QUANDO TOGLIATTI SCIPPÓ L'AMNISTIA AL RE

Palmiro Togliatti rientrò in Italia dalla Russia il 27 Marzo 1944 con il preciso mandato di Stalin di sostenere la Monarchia fino alla fine della guerra; l'evento passò alla storia come la “svolta di Salerno”.
Togliatti prestò giuramento come ministro nelle mani di Vittorio Emanuele III, in occasione dell'insediamento dell'ultimo Governo Badoglio, e mimò la cerimonia, da lui definita poco austera, in occasione della sua prima visita alla redazione dell'Unità poco dopo la liberazione di Roma. Il periodico Candido, diretto da Giovannino Guareschi (n° 8 del 22/02/1948) riporta dal settimanale “Il Tempo” un articolo di Emanuele Rocco nel quale si racconta la scena del giuramento, ricostruita dal leader comunista; un episodio che rivela, scrive Guareschi, la “signorilità” di Togliatti. Dice Emanuele Rocco che Togliatti “con Vittorio Emanuele si incontrò una sola volta, in occasione del giuramento dei Ministri dell'ultimo governo Badoglio. Di questa visita fece una descrizione ai redattori dell'Unità la prima volta che si recò al giornale subito dopo la liberazione di Roma. Il tu, che è obbligatorio nei rapporti fra i membri del P.C.I. usciva timido dalle bocche di quei redattori che avevano come decano (e molto distanziato) il ventiseienne Mario Alicata. C'era rispetto un po' timoroso e Togliatti, piccolo e sorridente, si incaricò lui di dissiparlo: chiacchierò un poco, in tono ironico delle donne; e poi si lanciò nell'imitazione di Vittorio Emanuele, come lui lo aveva visto il giorno del giuramento. “...poteva in quella occasione imporsi con un po' di cerimoniale, con il fasto della monarchia. Ci ricevette invece in una sala spoglia, con un grande tavolo in mezzo e un tappeto sdruscito. Disse: “Buongiorno” e salutandoci saltellava intorno al tavolo. Non ci offrì nemmeno un bicchierino di vermut.” E Togliatti si mise a saltellare per la stanza, imitando i gesti e la voce del re. Il ghiaccio era rotto”. Ma, salvo qualche caduta di stile come quella sopra descritta, Togliatti non spinse mai la polemica antimonarchica a livello di attacchi personali al Sovrano o al Luogotenente Generale del Regno, tanto che ho visto la foto della prima visita del Luogotenente Umberto di Savoia alle Fosse Ardeatine, nella quale è visibile Togliatti.
Nelle Fosse Ardeatine erano stati fucilati tanti ebrei e antifascisti, anche di fede monarchica, Reali Carabinieri, e il Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, eroica figura della resistenza lealista e sabauda. Togliatti nel governo del referendum era il Ministro Guardasigilli (detto oggi “della Giustizia”) ed ebbe costanti rapporti con Umberto di Savoia. Ho avuto l'onore di parlare con Umberto anche delle sue relazioni con i politici italiani del tempo; ricordava la freddezza di Nenni che andava dal Re per l'udienza settimanale vestito piuttosto sportivamente (oggi direbbero casual) e non nascondeva un apprezzamento formale per Togliatti che si presentava al Quirinale in un impeccabile doppiopetto blu, attendendo che fosse il Re a fargli cenno di sedersi. A guerra finita ci fu una battaglia dura fra il Re e Togliatti sul problema dei condannati a morte, che inoltravano al Re la domanda di grazia.
Casa Savoia dimostrò nel corso di quasi un secolo di unità nazionale di essere contraria perprincipio alla pena di morte tanto che ebbe la grazia sovrana Giovanni Passannante, il mancato regicida lucano che nel 1878, a Napoli, tentò di assassinare il Re Umberto I.
Umberto II era contrario alla pena di morte perché convinto cattolico e, nel caso in questione, avrebbe firmato tutte le domande di grazia, salvo forse, i casi di delitti particolarmente efferati. Togliatti era contrario ad accogliere gran parte delle domande di grazia; si assisteva così, mi disse Falcone Lucifero – Ministro della Real Casa – ad un braccio di ferro fra il Re e Togliatti finché, anche con la mediazione di Lucifero, non si trovava un compromesso.
Lo scontro, per quanto duro, si sarebbe riproposto subito dopo il 9 Maggio 1946 quando, a seguito della abdicazione di Vittorio Emanuele III, il nuovo Re Umberto II fece sapere al Governo e al Ministro Guardasigilli che, conformemente alle tradizioni della Monarchia, il nuovo Sovrano intendeva promulgare un'ampia amnistia, finalizzata, dopo una guerra civile fra italiani, alla pacificazione nazionale.
La reazione del guardasigilli e degli estremisti presenti nel governo fu talmente dura che Umberto II non riuscì a superare il veto. L'amnistia l'avrebbe promulgata il Governo su proposta di Togliatti solo con la vittoria della Repubblica e a seguito di una trattativa pre-referendum fra Togliatti e gli esponenti del Partito Fascista Repubblicano ancora nella clandestinità con il “do ut des” che in questa situazione significava: veniva assicurata l'amnistia se i fascisti avessero votato e fatto votare per la Repubblica al referendum. Togliatti fu di parola. Ne parlai con Giorgio Almirante e con Pino Romualdi nel 1986, alla vigilia del quarantennale del referendum. Tutto confermato e lo stesso Pino Romualdi mi disse “Avevamo migliaia di uomini alla macchia o in carcere e la promessa ed il prezzo dell'amnistia ci sembrarono una provvidenziale opportunità per tutelare tanti giovani idealisti”. Ricordo anche un'intervista di Almirante all'Espresso in cui veniva ripetuto lo stesso concetto di Romualdi.
Diverso l'atteggiamento del principe Junio Valerio Borghese che nel 1970 mi disse: “Alla vigilia del referendum ero in carcere e gli uomini della X Mas mi chiesero, tramite i miei avvocati, direttive per il 2 giugno. Risposi di votare per la Monarchia al referendum istituzionale e per l'Uomo Qualunque alla costituente”. Borghese così concluse: “ Motivai l'indicazione a favore della Monarchia perché il Re non era più Vittorio Emanuele III e perché il novo Re avrebbe sicuramente contribuito, meglio di una Repubblica, alla pacificazione nazionale”. Non posso dire che la repubblica abbia vinto – se ha vinto – per i voti fascisti anche perché quel campo si divise, ma un dato è certo: ho analizzato i voti delle città capoluogo del Lazio che per oltre 60 anni di Repubblica hanno sempre votato per la destra: trattasi di Viterbo, Rieti e Latina. Proprio in queste città il 2 giugno 1946 ha vinto la repubblica mentre a Roma e Frosinone vinse la Monarchia. Se poi consideriamo che tutto l'Agro Pontino votò Repubblica, compresa la città di Sabaudia, che era stata inaugurata personalmente dal Re Vittorio Emanuele III, dobbiamo concludere che il “do ut des”, nelle località da me citate ha funzionato.
Il silenzio copre tutt'ora la vera storia dell'amnistia che viene raccontata come un gesto di buona volontà di Palmiro Togliatti per favorire la pacificazione nazionale. Il leader comunista pensava invece ad un sistema istituzionale più debole di quello monarchico, per poterlo conquistare più facilmente. Egli guardava a Mosca, che non era come oggi la capitale della Santa Russia Ortodossa, bensì dell'Unione Sovietica atea e sanguinaria.
Sergio Boschiero - Segretario Nazionale U.M.I.
da "STORIA IN RETE" - Ottobre 2008

 
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FIDANZAMENTO REALE

Pochi giorni fa è stato annunciato il fidanzamento tra S.A.R. e I. l'arciduchessa Marie-Christine d'Austria ed il conte Rodolphe von Limburg-Stirum. Lei è figlia dell'arciduca Carlo Cristiano d'Absburgo-Lorena e della Principessa Marie-Astrid del Lussemburgo di Nassau e Borbone Parma, pronipote diretta degli ultimi sovrani d'Austria-Ungheria, il beato Carlo I e Zita di Borbone Parma, nonchè prima cugina dell'attuale Granduca regnante del Luxemburg. Lui appartiene ad una delle grandi famiglie feudali germaniche e nipote della Principessa Maria Immacolata di Croy nonchè di Hélène d'Orlèans contessa Limburg-Stirum. Ma la curiosità che a noi interessa maggiormente è che entrambi discendono da Casa Savoia! Infatti la 25enne Marie-Christine è bisnipote della Principessa Maria Teresa di Savoia (m.1879) figlia di Vittorio Emanuele I re di Sardegna, andata sposa al duca Carlo II di Borbone Parma ed antenata non solo dell'attuale Casa Ducale di Parma ma anche della famiglia granducale del Lussemburgo e della linea primogenita della Casa d'Austria. Anche il 29enne conte Rodolphe discende dai Savoia, infatti una sua antenata è Hyppolyte-Christine di Savoia (m.1730) figlia di Carlo Emanuele II re di Sardegna e di Madame de Trécesson, andata in sposa a Carlo Ferrero Fieschi di Masserano! Auguri quindi per un futuro radioso!
Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE

 
   
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PRINCIPI DEL XXI SECOLO : NICHOLAS DI ROMANIA MEDFOTH-MILLS

In questa foto tratta dal sito ufficiale della Casa Reale di Romania «Familia Regala» da destra a sinistra: Principe Imperiale di Germania Georg, Capo della Casa Reale tedesca, Principessa Margherita di Romania, primogenita di Re Michele I, suo marito Principe Radu Duda di Veringen, Nicholas Medforth-Mills primo nipote di Re Michele I e futuro Principe di Romania.
Nicholas è nato vicino a Ginevra, sua madre, Principessa Elena, è la secondogenta del Re Michele I e suo padre il defunto dottor Robin Medforth-Mills. La sua famiglia si trasferì in Inghilterra poco dopo la sua nascita dove frequentò il college Shiplake a Henley on Thames.
Il 30 dicembre 2007 il nonno materno di Nicholas, Re Michele I di Romania annunciò che a partire dal 25° compleanno di Nicholas, nel 2010, oppure alla sua morte Nicholas sarebbe diventato il Principe di Romania col titolo di Altezza Reale.
Nella stessa occasione, basandosi sulla legislazione dell’Unione Europea e sui valori della società rumena, Re Michele firmò un nuovo statuto della Casa Reale, chiamato Regole Fondamentali della Casa Reale di Romania, in un tentativo di chiarire l’eredità dinastica e di sostituire la vecchia Legge dello Statuto del 1884. Con questo nuovo statuto, che pero’ manca dell’approvazione del parlamento rumeno, la nuova linea di successione è variata a favore della zia e poi della madre con Nicholas al terzo posto nella linea di succesione.
Secondo il nuovo statuto Nicholas diventerà quindi alla morte del nonno o al compimento del 25° anno membro della Famiglia Reale nonchè il terzo in linea di successione. Considerando che la Principessa ereditaria Margherita non ha figli, è molto probabile che alla morte della zia e della madre oltre che del nonno, Nicholas diventerà Capo della Casa Reale di Romania e pretendente al trono.
Il titolo di Capo della Casa Reale comporta la direzione di diverse fondazioni, la gestione di proprietà e residenze della Casa Reale e la sovranità degli ordini Cavallereschi legati alla Casa Reale.
Il 29 febbraio 2008, Nicholas Medforth-Mills ha dichiarato in un intervista al quotidiano rumeno Cotidanul che se il popolo rumeno lo chiamasse a diventare Re egli accetterebbe. La stampa lo definisce già "Prince Nicholas," anche egli non ha ancora quel titolo.
A partire dal 2008, Nicholas è sempre più presente nella vita pubblica rumena, partecipando, ad esempio al gala teatrale UNITER nonchè accompagnando lo zio Principe Radu Duda, rappresentante speciale del governo, in giro per il paese .

Da wikipedia (traduzione di Roberto Margheriti)

   
 

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LA SCOMPARSA DI FRANCO PICCININI

Abbiamo perso il dottor Franco Piccinini. Ed è una perdita molto grande e solo il tempo ci farà capire quanto grande sia il vuoto che la sua assenza produrrà.
Così accade con i grandi uomini che in vita non necessariamente occupano grandi spazi. Ma quando mai l'intelligenza, l'onestà intellettuale e la vera saggezza hanno avuto bisogno di spazi?
Troverei riduttivo poi parlare delle sue doti citando una lunga serie di incontri, aneddoti o testimonianze: aiuterebbero, ma non riuscirebbero da soli a tracciare veramente i confini di questa personalità che si può forse intuire, ma non definire.
Tuttavia voglio citare due suoi amici, sottolineando come l'amicizia con questi due uomini debba bastare a chiunque per riuscire ad immaginare (per chi non lo ha conosciuto) e a ricordare (per chi invece ha avuto il privilegio di frequentarlo) quanto possente fosse la personalità di Franco Piccinini.
Fu amico di Sua Maestà Umberto II, fu amico dell'Avvocato Gianni Agnelli.
Amicizia fraterna, fatta di intima complicità e di totale ricambiata fiducia e affetto.
Quanto sarebbero inutili e ripetitive altre parole per ricordarlo, tratteggiando le linee di una personalità che per arguzia intellettiva, per intransigenza morale, per completa ed esaustiva capacità di visione, lo fece amico di due tali colossi della nostra epoca.
Ora, ricomposta nella Luce tale formidabile assonanza di affinità, a noi non resta che sperare che l'aiuto che essi ci possono continuare a dare sia per noi guida nelle scelte non facili che abbiamo davanti.
Le esequie si sono tenute a maggio nel suo Monferrato, a rappresentare l'U.M.I.il Presidente nazionale Avv. Gian Nicola Amoretti.